24/03/2012 (Bergamo) Ritiro Spirituale di Quaresim

24/03/2012 (Bergamo) Ritiro Spirituale di Quaresima
Delegazione della Lombardia
 
La Delegazione della Lombardia ha compiuto, sabato 24 marzo il tradizionale ritiro spirituale di Quaresima in preparazione della Santa Pasqua. L'evento si è svolto a Bergamo presso la Chiesa di San Bernardino al Pignolo.

All evento ha partecipato un folto gruppo di Cavalieri, Dame, Postulanti e Amici dell Ordine, in rappresentanza delle Delegazioni della Lombardia, della Liguria e Piemonte e del Triveneto. Da segnalare, tra i partecipanti, la presenza del Presidente della Real Commissione per l'Italia S.E. il duca don Diego de Vargas Machuca, del Pro Delegato della Lombardia, il nobile Giuseppe de Francisco Mazzaccara dei baroni di Caruso, del Delegato della Liguria e Piemonte, il nobile Gian Marino delle Piane e del Pro Delegato del Triveneto, il nobile Paolo Borin.

Della chiesetta di San Bernardino si hanno poche notizie. L edificio risale probabilmente alla fine del Quattrocento, mentre è accertato che nel 1511 l architetto Isabello realizzò una cappella e che la chiesa fu consacrata nel 1593. Era frequentata dai Disciplini bergamaschi, che esercitavano la pietà e la flagellazione collettiva, e che erano conosciuti come la confraternita dei Bernardinelli. Tale confraternita fu sciolta ai primi dell Ottocento. Nel 1876 l edificio subì una radicale trasformazione.

La chiesa conserva numerosi dipinti fra cui spicca la Madonna in trono con Gesù Bambino, San Giuseppe, san Bernardino, San Giovanni Battista e sant Antonio abate , pala stupenda di Lorenzo Lotto. La pala è considerata una delle opere migliori di Lotto. In essa il tradizionale assetto compositivo delle pale d'altare si tramuta in un'animata scena di gruppo, dall'andamento libero e fluente. La Vergine, che protende in avanti il braccio, sembra rispondere alle richieste del San Bernardino sulla sinistra e invita a far annotare le domande di grazia dall'angelo in ginocchio, il quale a sua volta si rivolge direttamente all'osservatore e lo include nello spazio sacro.

Il ritiro spirituale è stato aperto verso le ore 10.00 da una meditazione di Don Fabio Fantoni, Cappellano Capo della Lombardia, su alcuni brani dei Vangeli. Un intermezzo musicale di musica sacra eseguita dal maestro organista Luca Chigioni, con brani di Scarlatti, Bach, Couperin, ha permesso ai presenti di immergersi in una profonda pausa di meditazione. La mattinata è proseguita con una seconda riflessione di Don Fabio sul tema del Perdono, aspetto chiave del periodo Quaresimale. Al termine della mattinata i convenuti sono stati accolti nelle sale di Palazzo Agliardi, edificato nel XVI secolo dai conti Martinengo Colleoni e dal 1845 di proprietà della famiglia dei conti Agliardi.

Nel pomeriggio visita al Museo Diocesano di arte sacra A. Bernareggi guidata dall'esaurientissimo Don Michele Carrara, della Curia di Bergamo, che infine ci ha aperto la Chiesa di San Giuseppe dove i cavalieri con mantello hanno assistito alla Messa conclusiva del ritiro, presieduta da Don Giancarlo Battistuzzi, Cappellano Capo del Triveneto.

 

 

Trascrizione da nastro della Meditazione sul Perdono ,

a cura di Don Fabio Fantoni1


Ritiro Spirituale di Quaresima Bergamo 24 marzo 2012

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Il perdono è un atto che spesso e volentieri tendiamo a dare per scontato, svuotandolo di conseguenza di gran parte del suo significato.


Il perdono non è un atto di clemenza ma una faccenda che si contratta. Questa affermazione potrebbe suonare strana, ma nella preghiera del Padre Nostro noi ripetiamo: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori .

La clemenza invece è un atto unilaterale, prerogativa di un sovrano, e in ultima istanza di Dio, che lo concede senza spiegazioni e senza chiedere nulla; il perdono è un atto di Dio che può e deve essere imparato ed esercitato dai cristiani: come noi li rimettiamo ai nostri debitori . La capacità del perdono è un mistero che il popolo cristiano custodisce e deve custodire rispetto al mondo. Vorrei condividere con voi quattro aspetti chiave legati al perdono.


Il primo aspetto che vorrei condividere riguarda le modalità del perdono. Questa capacità è qualcosa che noi impariamo da Dio: Dio perdona, Dio ci insegna a perdonare. Il momento della Croce che è l atto più alto di clemenza, diventa anche atto di perdono come ci tramanda il Vangelo (Lc 23, 42-43). Le modalità di questa capacità sono anche richiamate nella liturgia attraverso l orazione che recita: insegnaci Dio la divina capacità al perdono . Il perdono è dono di Dio che lui stesso ci ha affidato: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20, 21-23).


Ma quanto e come possiamo perdonare? È Gesù stesso a darci la risposta: allora Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18, 21-22). Settanta volte sette, rimanda ad un perdono infinito. Dobbiamo sempre essere pronti a perdonare. Però il perdono deve essere chiesto. Il perdono non è un atto che io posso fare arbitrariamente anche quando non mi viene chiesto. Il perdono diventa anche una virtù cristiana, nella misura in cui esercitiamo fra di noi un attitudine di Dio.


Il perdono porta con sé anche un aspetto contrattuale, di scambio. La prima cosa che scambiamo con il perdono mi sembra sia la dignità. Perdonare significa infatti sempre tenere conto della dignità della persona che ha sbagliato. Se perdonando facciamo perdere la dignità alla persona che abbiamo di fronte, falliamo in partenza. Guardiamo come agisce il Signore: Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. E Gesù le disse: «Neanch io ti condanno; va' e d ora in poi non peccare più». (Gv 8, 6-11). Oppure ancora con la Samaritana quando le dice «Hai detto bene: Io non ho marito . Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gesù salva la sua dignità non facendo sapere ai suoi discepoli di cosa stava parlando con la donna. E Giovanni, che trascrive il Vangelo, non dice nulla proprio perché si vuole salvare la segretezza: se tu perdoni ricordati di non dire ad un terzo quello che hai perdonato.


E questo è un aspetto che il mondo di oggi tende a disconoscere. Anzi, non solo si può sapere tutto, ma si fa in modo che tutti sappiano tutto del peccatore, anche quello che non riguarda il contenuto del perdono stesso. Così facendo sviliamo la dignità della persona, che invece è l aspetto chiave del perdono.


Ma perché perdoniamo una persona? Per reintegrarla nella sua umanità.

Il mio perdono serve all altro. Non per farlo sentire meno buono, ma per farlo tornare l uomo che era prima di sbagliare. Il perdono serve a me, per sentirmi nuovamente l uomo che ero prima dello sbaglio. Il perdono che ricevo, mi permette di reinserirmi in quella realtà che con il mio sbaglio ho lacerato e da cui mi sono allontanato. Guai se ci fosse un perdono che non salvaguardasse la dignità. Quando ero piccolo ricordo chiaramente che in casa sentivo parlare di vari argomenti, anche riguardanti persone che avevano sbagliato nei nostri confronti. Ma per mia fortuna non ho mai sentito di che cosa si trattasse o quali fossero nello specifico i contenuti di questi sbagli. Era un rispetto molto educativo: sì, con noi quella persona ha sbagliato, però è una cosa nostra, e come tale non deve essere pubblicizzata.


Provate infine a pensare alla segretezza del confessionale. Non è data solo perché non si debba sapere, e tutto rimanga avvolto nel mistero, ma soprattutto alla volontà del Signore di accoglierci, salvarci e reintegrare la nostra dignità.


Il secondo aspetto del perdono che vorrei condividere è legato all idea che abbiamo della nostra capacità di perdonare. Infatti prima di essere difficile da esercitare è difficile da concepire, perchè diventa difficile sapere se io so perdonare. Vi porto un esempio. Circa un mese e mezzo fa, proprio qui a Bergamo, ho celebrato le esequie di una persona padre di tre figli. Il maggiore ultimamente non gli parlava perché c era stata fra loro una discussione su una questione scolastica, neanche troppo fondamentale. Ebbene al funerale i due fratelli minori scrivono una lettera al loro papà ma il fratello maggiore non la vuole firmare perché non ha perdonato il padre a ragione della discussione. Ecco che questa capacità al perdono non è una cosa che possiamo imparare dal mondo. Possiamo esercitarla nel mondo ma dobbiamo impararla da Dio. Se non la impariamo da Dio, non riusciremo a viverla e anche davanti alla morte non riusciremo a chiederci se quella discussione, quello screzio, quel litigio era poi davvero così imperdonabile.

Oggi tendiamo fare un tutt uno del peccato e del peccatore e buttarli via insieme. Buttare la persona, piuttosto che perdonarla e farla tornare uomo. In questo il popolo cristiano deve tornare a dire con rinnovata forza le proprie parole di perdono: nessun uomo è imperdonabile.


Un terzo aspetto del perdono che vorrei condividere è legato al riconoscimento della colpa. Questo è un aspetto su cui vorrei insistere particolarmente, anche perché è strettamente legato al concetto dello scambio visto prima. Chi offre il perdono deve avere piena consapevolezza dello sbaglio da perdonare, così come chi ha commesso l errore e ne chiede il perdono. Altrimenti il perdono diventa un atto compiuto quasi con leggerezza, semplice da esercitare e chiedere, tanto poi non cambio, tanto poi chiedo perdono di nuovo .

Lo scambio quindi, oltre che nel rispetto della dignità, sta anche nel riconoscimento della colpa. Riconoscimento che io non posso pretendere, ma che l altro mi deve offrire se chiede il perdono. Io ti posso perdonare nella misura in cui tu riconosci i tuoi sbagli. Chi ha commesso l errore deve avere la possibilità di capire cosa ha sbagliato e cosa può fare per cambiare. Chi sbaglia può anche chiedere aiuto per cambiare ancora prima di chiedere perdono.


E questa è la misura con cui Dio esercita il perdono. Dio chiede che il peccatore riconosca la sua colpa, come il figliol prodigo che rientra in sé e ritorna da suo padre dicendo: Padre ho peccato contro il cielo e contro di te (Lc 15, 18) riconosce il suo sbaglio e chiede il perdono.

E questo, badate bene, è un aspetto liberante del perdono: se sappiamo riconoscere i nostri errori e chiediamo perdono, il perdono ci rende persone nuove e libere. Se io ho fiducia che chi mi perdona non userà contro di me, per screditarmi e umiliarmi, il mio sbaglio ma lo userà per aiutarmi ecco che questa fiducia ridona libertà. Ecco che questa fiducia che ci viene direttamente dalla misericordia di Dio, apre una strada per uscire dall errore. Il perdono ha questa grande capacità.


Dio non ha lasciato nelle nostre mani la clemenza perché sa che saremmo stati degli arbitri poco onesti, mentre invece ci ha affidato il perdono e ci ricorda che misurerà il Suo perdono sulla nostra capacità di perdonare gli altri: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori .


Un quarto e ultimo aspetto del perdono è connesso con la pazienza. Infatti come abbiamo già ricordato il perdono è un esercizio che mette a prova la pazienza per settanta volte sette . Si tratta di pazienza divina, basti pensare a quante volte confessandoci ripetiamo le stesse mancanze, eppure il Signore è sempre pronto ad ascoltarci, accoglierci e perdonarci, immaginiamo quindi la pazienza di Dio. Altrettanta è dunque la pazienza che ci viene richiesta: l uomo paziente sa perdonare perché sa attendere il peccatore. Come il padre del figliol prodigo che aspetta sulla soglia di casa che il figlio lontano ritorni e che dopo aver avuto pazienza per il suo ravvedimento, altrettanta ne deve usare con l altro figlio che si indigna e non vuole prendere parte alla festa per il fratello che era perduto ed è stato ritrovato (Lc 15, 32).


Oggi il mondo ha poca pazienza e non sa più aspettare. Noi cristiani dobbiamo portare il messaggio e l esempio di una pazienza che non sia sopportazione ma attesa convinta che il cambiamento, per maturare crescere e germogliare, ha bisogno di tempo. Ognuno di noi ha i propri tempi di cambiamento e non sappiamo predire quanto tempo sarà necessario. Ciascuno di noi ha bisogno di qualcuno che abbia pazienza e lo supporti.


Pensiamo al perdono da usare nei sistemi educativi, il padre che deve perdonare un figlio, il fratello che deve perdonare un altro fratello. Ma quanto devo aspettare per perdonare? Di solito l elemento femminile su questo punto arriva prima, ma non esistono regole o confini definiti a riguardo. E questo ci dice come la pazienza e il perdono non siano misurabili con schematismi precisi e semplici. Dio ci insegna i silenzi, le attese e le grandi sofferenze che Lui stesso ha dovuto sopportare per esercitare il perdono. Se Gesù avesse dovuto fulminare tutti quelli che non hanno risposto subito alla sua chiamata, la storia della salvezza sarebbe ridotta a pochissime persone. La storia di salvezza, invece, si dilata nel tempo proprio perché l uomo ha bisogno di tempo per essere perdonato. Per essere efficace la salvezza sa aspettare i tempi dell uomo.


Cari confratelli, consorelle, postulanti e amici, vi invito a fare una cosa molto semplice: imparate ad avere più pazienza. Abbiate pazienza, fate esercizi di pazienza, misurate la pazienza che avete. Non come virtù di sopportazione ma come virtù di attesa. Filippo Neri diceva: non fare molti propositi grandi. Fanne uno piccolo. Ti accorgerai che appena l avrai conquistato subito ne seguirà uno più grande . Ecco in questi ultimi quindici giorni di quaresima che ci separano dalla Santa Pasqua cerchiamo di fare qualche esercizio di questa pazienza che salva. La pazienza [produce] una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5, 3-5).

1 Vice Primo Cappellano e Cappellano Capo per il Nord Italia

 

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